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Destinazioni - MTBexplorer

Gio
Mag 29
2014

Canto delle sirene - Faial, Açores

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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Giugno 2014 12:06 Scritto da Fabio MTBexplorer

Il canto delle sirene può essere fatale ma non ascoltarlo è da pavidi, quando si è davvero in viaggio.

Hortal

Il gin del Peter’s bar può costituire un buon carburante per affrontare una camminata fino al molo. È un molo  lungo lungo, che s’infila nell’oceano. Sulla calce, per alcune centinaia di metri, ci sono i murales dipinti dai navigatori solitari con le vernici delle barche. Ciascuno è un quadro che ha per cornice l’azzurro dell’atlantico: emblemi, paesaggi, volti, barche nomi. Forse è il caso di sedersi su una panchina è guardare quelle pitture. Anche se non vi dicono niente, anche se non le capite, quelle immagini meritano di essere guardate: sono come messaggi che invece di vagare in una bottiglia sono stati affidati a un muro delimitato dell’atlantico. E il loro significato profondo, al di là dell’immagine dipinta, consiste nel fatto che voi le raccogliete con i vostri occhi. Chi le dipinse “voleva” che qualcuno le guardasse. Passando di qui, lui volle far sapere che esisteva, e lasciò una testimonianza del suo passaggio. Voi raccogliete la testimonianza: diventate voi stessi testimoni del suo passaggio. Che poi non sappiate chi fosse, e che lui non sappia chi siete voi, è del tutto secondario.

Vedi la mappa di Faial

 

 

Mer
Gen 16
2013

Fino alla fine del mondo: Tierra del Fuego

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Gennaio 2013 12:02 Scritto da Fabio MTBexplorer

 

Tierra del fuego

Non aveva mai provato ,così intensa come quel mattino, la sensazione di ebbrezza vitale che veniva dalla prateria, dal cielo azzurro e luminoso, dal sole splendente … si sentì attratto da quella terra, chi vi è nato, o ci ha vissuto a lungo, torna sempre laggiù a far riposare le sue ossa al termine dell’esistenza.

 

 

Ven
Dic 07
2012

Eritrea - Tra Massawa, Asmara e poi verso Keren

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Gennaio 2013 12:01 Scritto da Fabio MTBexplorer

 

strada massawa-asmara

… l’orizzonte era pieno di picchi che erano silhouette grigie nella nebbia del mattino. Mille cime e valli affollate che si contendevano la linea dell’orizzonte. La strada, quasi volesse, fuggire si snodava come il corpo di un serpente sulla parete della scarpata.


Visualizza Etiopia-eritrea in una mappa di dimensioni maggiori

Mentre Asmara era un ibrido europeo di arte africana e di Art Dèco e Keren era una città di ville abitate dai popoli del deserto, Massaua aveva l’odore di Sinbad e delle figlie dei sultani velate e con gli occhi da cerbiatto. Aveva entrambi i piedi in Arabia. Guardava al mare, ma nel corso dei secoli aveva avuto motivo di guardarsi con perspicacia,seppur occasionalmente, alle spalle, al continente nero africano. Soprattutto nel corso degli ultimi trent’anni, quando i ribelli eritrei e i coloni etiopi avevano fatto del loro meglio per distruggerla durante le battaglie. In Eritrea trent’anni sono quasi una vita intera, ma equivalgono a poco più che un singhiozzo nelle vite dei luoghi e delle città.
Massaua era già stata distrutta prima; era sopravvissuta agli imperi persiani, romani, ottomani, egiziani, italiani ed etiopi e probabilmente sarebbe sopravvissuta anche all’eritrea. Questo miscuglio di etnie, vissuto a Massaua per generazioni era poi fuggito … il profumo di quei giorni, però, impregnava perfino le pietre. Nonostante la distruzione, la brezza della notte portava ancora con sé zaffate di quella che era stata Massaua in passato.

 

   

Gio
Nov 01
2012

Coruisk - Isola di Skye

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Gennaio 2013 12:00 Scritto da Fabio MTBexplorer

Siamo abituati all’idea che calotte glaciali e montagne possano catturare la mente o sedurre l’immaginazione. Meno documentata, invece, è la capacità che anche le valli detengono di plasmare e scuotere il nostro pensiero. Dei molti generi di valle – forre, canaloni, gole, calanchi – quelle che esercitano l’influsso di gran lunga più potente sono i cosiddetti “santuari”: intendo quelle depressioni del territorio protette su ogni lato da alture o dall’acqua. I santuari hanno il fascino dei mondi perduti o dei giardini segreti. Nel viaggiatore che vi accede – varcando un passo su un crinale e vedendo il terreno ai suoi piedi abbassarsi di colpo – suscitano il brivido del proibito e dell’intrusione. Tra i grandi santuari del mondo spiccano quelli himalayani dell’Annapurna e del Nanda Devi e quello tanzaniano di Ngorongoro.

La letteratura delle esplorazioni occidentali ci ha tramandato i racconti di viaggiatori che per primi misero piede in queste aree. Sono cronache di meraviglia e di paura … verso la fine dell’inverno del 1939 W. H. Murray fuggì nella Lost Valley per aprire nuove vie sui dirupi del Bidean (Glen Coe, Scozia NW). Il terreno era coperto da trenta centimetri di neve, il cui splendore immacolato rendeva più intensa la solitudine della vallata e più profondo il silenzio. Era un luogo, scrisse Murray, dove “è facile sentirsi calmi”, dove “il movimento naturale” del cuore tendeva a “portare verso l’alto”. Entrare nella valle significava “ allontanarsi dalla vista e dal rumore della civiltà , come se si abitasse al Polo Nord”.

 


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