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Dic
06
2012

estetica del tempo

Ultimo aggiornamento 10 Gennaio 2013 Scritto da Fabio MTBexplorer

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C’era qualcosa di irresistibile nell’edificio, ovviamente, anche in una rovina incrollabile come questa, squadrata e inaccessibile. Se ne stava lì, isolata, con le montagne dietro, e trasmetteva la poesia contorta dell’oggetto nel posto sbagliato, tipo un drive-in nella prateria, chiuso da anni, con gli attacchi per gli altoparlanti sbilenchi e lo schermo enorme e vuoto girato verso un campo di granoturco. È il tipo di traccia lasciata dall’uomo che conferisce profondità al paesaggio, lo rende più triste e solitario e provoca una vaga reazione di rimpianto soggettivo – ma non è tanto un rimpianto quanto l’estetica del tempo, a far apparire strano e bello nella sua immobilità anche un edificio di cemento, popolato fugacemente e abbandonato, l’anima del deserto segnata dal passaggio degli uomini …

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