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Dic
06
2012

Fedeli e fuggenti

Ultimo aggiornamento 10 Gennaio 2013 Scritto da Fabio MTBexplorer

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Percorse autostrade e sopraelevate, guardando Manhattan andare e venire in un tramonto al valium, fumoso e dorato. La macchina vibrava nel rimbombo dei camion lanciati a tutta velocità, con i camionisti appollaiati in alto alla cabina con cibo, bevande, droga e pornografia, e i tir sembravano risucchiare la piccola autovettura nel loro vento stabilizzante. Oltrepassò enormi depositi disseminati di cisterne, tozzi cilindri bianchi schierati nell’acquitrino, e vide altre cisterne dalla cupola bianca in raggruppamenti più piccoli e lunghe file di vagoni-cisterna che scorrevano sulle rotaie. Superò piloni dell’alta tensione dalle braccia affusolate, a gomiti in fuori, e mani piantate sui fianchi. Guidò nel fumo vomitato da acri di copertoni che bruciavano, con gli aerei in discesa e le gru allineate al terminal marittimo, e vide cartelloni pubblicitari della Hertz, dell’Avis e della Chevy Blazer, della Marlboro, della Continental e della Goodyear, e si rese conto che tutte le cose che lo circondavano, gli aerei che atterravano e decollavano, le macchine in coda, le sigarette che i conducenti delle macchine stavano schiacciando nei posacenere – tutte queste cose erano sui cartelloni pubblicitari intorno a lui, sistematicamente legate in uno strano rapporto autoreferenziale che aveva una specie di rigore nevrotico, un carattere inesorabile, come se i cartelloni generssaro la realtà …(17)

Ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada o si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell’uomo di collegare, pacificare, unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, affinché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi. Ivo Andric "I ponti sulla Drina"

Varchiamo le colonne d’Ercole, la punta dove morì Anteo. Al di là è l’Oceano ovunque, d’un balzo doppiamo Horn e Buona Speranza, i meridiani sposano le latitudini, il Pacifico beve l’Atlantico. Puntando su Vancouver, ci lanciamo subito lentamente verso i mari del Sud. A poche gomene, Pasqua, la Desolazione e le Ebridi ci sfilano davanti in corteo. Un mattino, bruscamente, i gabbiani spariscono. Siamo lontani da ogni terra e soli, con le vele e le macchine.
Soli anche l’orizzonte. Le onde vengono pazientemente a una a una dall’invisibile est; giungono fino a noi e pazientemente ripartono verso l’ignoto ovest, una a una. Lungo cammino mai iniziato, mai compiuto … il rivo e il fiume passano, il mare passa e rimane. Così bisognerebbe amare, fedeli e fuggenti. Io sposo il mare.(1)

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