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Gen
10
2013

Salvarmi l'anima

Ultimo aggiornamento 10 Gennaio 2013 Scritto da Fabio MTBexplorer

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Salvarmi l'anima

Il deserto della Patagonia non è un deserto di sabbia o ghiaia, ma una distesa di bassi rovi dalle foglie grigie, che quando sono schiacciate emanano un odore amaro. Diversamente dei deserti dell’arabia non ha prodotto nessun drammatico eccesso dello spirito, ma ha certamente un posto nella storia dell’esperienza umana. Darwin trovò le sue qualità negative irresistibili … tentò, senza riuscirvi, di spiegare perché più di tutte le meraviglie da lui viste, questo “arido deserto” aveva tanto colpito la sua mente. (2)

Il n’y a plus que la Patagonie, la Patagonie, qui convienne à mon immense tristesse … Blaise Cendrars "Pose du Transibèrien"

Caro Robert, Capo Horn è stato doppiato il 5 febbraio e siamo il 18 marzo. Continuo senza scalo verso le isole del pacifico perché in mare sono felice e forse anche per salvarmi l’anima … Non si chiede a un gabbiano addomesticato perché ogni tanto provi il bisogno di sparire verso il mare aperto. Ci va, e basta. È una cosa semplice come un raggio di sole, normale come l’azzurro del cielo. - Bernard Moitessier

Chi è stato in un mare sgombro, senza terra all’orizzonte, in un giorno sereno, conosce bene il profondo stupore che si prova alla vista della curvatura del globo: i bordi del mare piegati in giù, l’aggrottarsi meniscale dell’oceano … Gli spazi aperti offrono alla mente esperienze difficili da definire, ma inconfondibili … l’influenza esercitata da luoghi come R.M. non può essere misurata, ma non per questo è trascurabile.

Rispetto alle distese piatte, rispetto a brughiere, tundre, ericeti, praterie, acquitrini e steppe, abbiamo sempre avuto la tendenza ad adottare un pregiudizio valutativo che ne distorce la percezione. Per Daniel Defoe, le brughiere sopra Chatsworth, dove passò un viaggio nel 1725, erano orrende:” una landa tetra e desolata”. Reazioni come quella di Defoe dipendono in parte dalla difficoltà di entrare in rapporto con i territori piatti. Sono luoghi che sembrano restare muti alle domande poste dallo sguardo, che sembrano inghiottire ogni tentativo d’interpretazione. Ci mettono di fronte al problema del loro valore: come ancorare la percezione dentro un contesto tanto vasto, come assegnare a luoghi simili un significato? Certo, disponiamo di parole per questi posti, di aggettivi a mezza strada tra svalutazione e sgomento – spoglio, vuoto, sconfinato. Ma ci resta difficile far aderire il linguaggio a paesaggi che presentano una gamma ristretta di tonalità, e che al tempo stesso appaiono esuberanti in ampiezza, profondità e trasparenza.(76)

salvarmi l'anima

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